di Remo Remotti
A Roma salutavo gli amici. Dove vai? Vado in Perù. Ma che sei matto?
Me ne andavo da quella Roma puttanona, borghese, fascistoide, da quella Roma del “volemose bene e annamo avanti”, da quella Roma delle pizzerie, delle latterie, dei “Sali e Tabacchi”, degli “Erbaggi e Frutta”, quella Roma dei castagnacci, dei maritozzi con la panna, senza panna, dei mostaccioli e caramelle, dei supplì, dei lupini, delle mosciarelle…
Me ne andavo da quella Roma dei pizzicaroli, dei portieri, dei casini, delle approssimazioni, degli imbrogli, degli appuntamenti ai quali non si arriva mai puntuali, dei pagamenti che non vengono effettuati, quella Roma degli uffici postali e dell’anagrafe, quella Roma dei funzionari dei ministeri, degli impiegati, dei bancari, quella Roma dove le domande erano sempre già chiuse, dove ci voleva una raccomandazione…
di Marco Travaglio
Oggi l’Unità non sarà in edicola per uno sciopero sacrosanto (gli editori stanno cercando di far fuori il direttore Antonio Padellaro e di rimetter mano al contratto di collaborazione di Furio Colombo). Dunque non uscirà nemmeno la rubrica “Uliwood Party”. Chiedo ospitalità al sito per dire quel che penso delle intercettazioni del caso Unipol. Se in Italia non esistesse Berlusconi con la fairy band dei Previti e dei Dell’Utri, ce ne sarebbe a sufficienza per chiedere le dimissioni di Massimo D’Alema da vicepremier, di Piero Fassino da segretario dei Ds e di Nicola Latorre da vicecapogruppo dell’Ulivo al Senato. Quello che emerge dalle loro telefonate con Giovanni Consorte (e, nel caso di Latorre, anche con il preclaro “compagno” Stefano Ricucci) ha un solo nome: conflitto interessi, e dei più gravi. Naturalmente tutto il dibattito è falsato dalla presenza in Parlamento di Berlusconi e della fairy band, al cui confronto il gravissimo conflitto d’interessi Ds-Unipol-coop rosse impallidisce. Ma in un paese normale (espressione cara a D’Alema), nel quale dunque Berlusconi & C. fossero già stati sbattuti fuori dalla vita pubblica, i telefonisti rossi se ne dovrebbero andare su due piedi.
Nicola "siamotranquilli" Latorre: «Sono curioso di vedere quali motivazioni saranno date allo spargimento di veleni. Del resto in questi giorni abbiamo già letto molta spazzatura». OK, si può avere l'opinione che si vuole sulla pubblicazione delle intercettazioni, ma la frase di Latorre "si commenta da sola". Cioè, come dire, quello che la stampa sta spargendo non è altro che il veleno e la spazzatura prodotto da Latorre, dal suo padrone Massimo "faccisognare" D'Alema e dall'accolita di faccendieri impegnati nel maneggio Unipol-BNL. Non è che questo cialtrone - visto tra l'altro quello che intasca a nostre spese - potrebbe trovare qualcosa di più intelligente da dire? O magari da fare, tipo cambiare mestiere, liberando le istituzioni dalla sua fastidiosa presenza??
da OneMoreBlog
LUCCA - Mentre l'Unione si prepara ad affrontare il dibattito in Senato sulla vicenda Visco-Guardia di Finanza, il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, arrivato a Lucca per la campagna elettorale in vista dei ballottaggi, minaccia «di scendere in piazza» o di organizzare uno «sciopero fiscale» se non saranno ascoltate le ragioni dell'opposizione ed in particolare se non si andrà presto al voto o, in caso contrario, se non vi sia un governo anche formato dalla stessa maggioranza attuale ma che abbia come unico obiettivo la riforma della legge elettorale.
La madre di Serena Grandi denuncia:
"Il mio cane asfissiato nel pullman"